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16 October Rapiti e KamikazeECO di Barbara Schiavulli Autobombe e rapimenti non sono una novità in Iraq. Quattro o cinque autobombe quotidianamente uccidono decine di persone a Baghdad. Almeno una di queste non è parcheggiata, ma guidata da un kamikaze. Dieci, venti, a volte perfino trenta iracheni, ogni giorno vengono rapiti. Bambini all’uscita da scuola, donne al mercato o uomini, di solito medici o professori. Il modus operandi dei rapitori è quello di chiamare le famiglie, di negoziare un riscatto, venir pagati e poi dopo qualche giorno, permettere ai loro ostaggi di tornare a casa. Questo era quello che accadeva fino a poco tempo fa. Due fatti separati. Una cosa erano i rapimenti, un’altra le autobombe. Poi una terrificante svolta. I militanti iracheni non usano più semplici volontari kamikaze per le loro autobombe, ma imbottiscono le auto dei rapiti con l’esplosivo e quando li rilasciano felici di tornarsene a casa, i rapitori li fanno esplodere nel primo luogo che ritengono utile, un posto di blocco della polizia, un mercato o una piazza. Lo rivela un rapporto del ministero della Difesa iracheno. Una nuova tattica dei gruppi radicali, infinitamente più conveniente, le vittime del rapimento non sanno che le loro macchine sono state riempite di esplosivo quando vengono liberati. “La tecnica è semplice ed efficace – ha detto il ministro della Difesa – prima rapiscono qualcuno con la sua macchina, poi la rendono esplosiva senza che lui lo sappia, poi si fanno pagare un riscatto dalla famiglia e rilasciano l’ostaggio con la sua vettura, spesso ordinando di seguire un certo percorso per tornare a casa. I rapitori, poi seguono la macchina e fanno detonare l’autobomba dove e quando vogliono”. Fino ad ora c’erano stati casi di kamikaze trovati morti, fatti a pezzi, con le mani ancora legate al volante o quel che restava di un piede legato al pedale dell’acceleratore per evitare ripensamenti dell’ultimo minuto. Ma la nuova terribile moda dell’ostaggio kamikaze non ha precedenti nella storia degli attentati suicidi. La necessità aguzza l’ingegno, anche quello dei criminali: il ministro della Difesa non ha specificato se dopo tanti attentati, si parla di 343 “autobombe con autista” dalla caduta di Saddam, in questo momento ci sia penuria di attentatori suicidi, o semplicemente non si vuole sprecarli. Le autobombe sono responsabili del 7% dei morti di quest’anno, del 25% di quelli dell’anno scorso. E ora non basta l’orrore di essere rapiti, in Iraq,ora, ci si può anche trasformare in inconsapevoli kamikaze. gomorraRoberto Saviano è un ragazzo di 28 anni. Il suo libro “Gomorra” ha denunciato l'impero della Camorra e le condizioni disastratedi Napoli e Campania. Adesso la sua vita è in pericolo. La sua famiglia Gli ha negato il saluto, suo fratello ha dovuto spostarsi al nord. I negozianti gli chiedono di fare la sua spesa altrove. Il sindaco Rosa Russo Iervolino lo ha definito un visionario e continua a negare la reale condizione di ciò che rimane di una città che ha fatto sognare. Cerchiamo di fare il più possibile affinché lui non resti ancora più solo. Cerchiamo di fare girare il suo nome sperando che maggiore notorietà pubblica gli garantisca anche maggiore sicurezza. Non isoliamo chi difende i diritti e le regole per
tutti noi. Si può essere in sintonia con ciò che l’autore ha scritto o dissenzienti, ma dobbiamo difendere il diritto di tutti ad esprimere le
proprie opinioni anche se a volte possono non piacere. 12 October ParliamonePerdoni l'intrusione? Caro Salvo, io sono contenta del tuo passaggio e delle tue parole. Ringrazio te e a tutti quelli che hanno voglia di discutere e confrontarsi. IntellettualiCaro Antonio, rispondo sempre e comunque a Piero perché credo che chiunque visiti il mio spazio abbia diritto ad una risposta. Il mondo è fatto di tante persone, non tutti sono intellettuali, non tutti sono scienziati, non tutti hanno idee condivisibili. Anzi spesso ci sono persone che pensano cose che a noi non piacciono proprio, ma questo non significa che non abbiano il diritto di esprimersi. E poi tutto sommato quello che dice Piero mi sbatte in faccia quello che molti pensano. Non desidero far cambiare idea a nessuno. Ma il mio compito se posso assumerne uno, dato il lavoro che faccio è di poter raccontare, spiegare, altre realtà. Voglio solo far pensare, magari insinuare qualche dubbio. E' vero in Arabia Saudita non si possono costruire chiese. Ma l'Arabia Saudita non è una democrazia. Noi lo siamo invece e quindi da noi dove c'è libertà di religione e possono costruire moschee. So di paesi in Italia che si sono ribellati alla presenza di luoghi sacri musulmani e quindi forse tanto diversi dai sauditi non siamo, solo che noi ci riteniamo democratici, loro non l'hanno mai detto. E poi quello è uno stato solo, il mondo musulmano è molto più vasto dell'Arabia Saudita. In Palestina abbondano le chiese. In Siria da quando è scoppiata la guerra in Iraq è stata invasa dai centinaia di migliaia di cristiani che hanno creato veri e propri villaggi e sono stati ben accolti. Ci sono chiese in Libano, in Egitto, in Marocco. E' verò che il rapporto tra le due comunità non è sempre liscio e chiaro, ma in ogni religione ci sono fanatismi, ci sono estremismi. Per una o cento mele marce presenti, non significa che lo siano tutte. Anche da noi sono state commesse cose terribili in nome della religione, ma siamo sopravvissuti, ci riusciranno anche loro, col tempo. Purtroppo i giornali non hanno alcun interesse a raccontare le cose belle di quei posti, si accaniscono sul male come se non ci fosse altro. Ma non è tutto così, così come in Italia non sono tutti mafiosi... 11 October RispettoCaro Piero. Mi dispiace che la pensi così. Mi piacerebbe che tu potessi visitare quelle terre piene di gente per bene. Dovresti passeggiare per il Panshir (Afghanistan), tra quelle foreste rigogliose, i fiumi straripanti, osservare le donne avvolte in veli di seta rosa che lavorano nei campi. Dovresti galleggiare nelle acque del Mar Morto (Palestina o Israele), gironzolare per le strade di Najaf (Iraq) dove le cupole delle moschee sono tutte dorate. Dovresti sorseggiare un tè con i beduini lasciandoti incantare dalle loro storie. Non ci sono guerre di religione, ci sono solo guerre di soldi, di interessi e mancanza di rispetto verso gli altri. 08 October Precisazioni...Caro Piero o popartista, devo ammettere che non capisco molto di quello che dici. Quale mistero? solita bufala? ma di che parli? Non sono una che ama polemizzare, io mi limito ad andare in giro e a raccontare. Ognuno è libero di essere favorevole a quello che vuole. Ma quando uno schiera così fortemente verso la guerra e alla violenza, a me vengono i brividi. Vorrei avere qualche certezza e non essere rosicchiata continuamente da quel topo che chiama Dubbio. Non dico che non ci si debba difendere, ma credo non siano tutti cattivi quelli che ci circondano e temo che la violenza da una parte all'altra colpisca indiscriminatamente. E non ci porta a nulla di nuovo. Il problema è che la gente si schiera a priori. A volte senza neanche sia colpa sua, senza essere bene informata, altre ed è peggio, senza voler essere informata. La guerra, la violenza, si nutrono della paura e della diffidenza e a questo mi ribello. Ciao Ciao. |
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