Barbara's profileBARBARA SCHIAVULLIPhotosBlogListsMore ![]() | Help |
|
December 09 A LEIDAcara leida, non riesco a risponderti quindi lo faccio qui in pubblico. rispondendo al tuo commento. Mi sono innamorata dell'Iran in pochi giorni e tre viaggi. Purtroppo io le donne le vedo infagottate. Le vedo ingrigite. Le vedo imprigionate. A meno che siano un po' più ricche. Parlo della strada, dei vicoli, dei negozi, degli uffici. Nelle case scoppiano di gioia, di idee e intelligenza. Si vestono come vogliono e fanno quello che vogliono. Ma dentro, non fuori. Fuori l'unica che ho visto perdersi il velo per la strada ero io. L'unica che girava con la giacca aperta ero io nonostante mi dicessero che dovevo chiuderla. Al circo Togni hanno costretto una donna per esibirsi a fasciarsi il seno e a mascherarsi come un ninja per poter essere scambiata per un uomo. Lo trovo inaudito. Credo le donne siano belle quando sono libere di vestirsi come vogliono. E questo va detto. Ciò non toglie che il popolo iraniano sia stupendo, come molti altri che ho incontrato, ma come tutti ha dei limiti che non si possono non raccontare. Ho scelto di scrivere dell'altro Iran, quello della cultura, delle iniziative, ma l'essere un bel paese non significa che vada tutto bene. E spero che le donne iraniane un giorno trovino il modo di autodeterminarsi anche fuori da casa e dentro i loro vestiti.
Spero di incontrarti nel mio prossimo viaggio...
Barbara December 03 Fare musica a Teheran
Dall’altra parte della città, nella zona meno bene, Sorang Arjang e suo fratello neanche li conoscono gli Arian. Anche loro sono musicisti, lei è una famosissima cantante classica, lui, Arjang, 24 anni è considerato un genio compositore. A 15 ha scritto la sua prima opera riconosciuta da tutti i grandi artisti tradizionali iraniani. Poi con la rivoluzione ha smesso di suonare, perché a sua sorella voce solista hanno impedito di cantare, così come a sua madre che cantava ai tempi dello scià. Voci imbavagliate, se vogliono incidere un disco devono andare all’estero. Arjang si siede con il suo tar, uno strumento a corda, chiude gli occhi e riempie la stanza di una musica calda senza tempo. “L’ho appena inventata per te”, dice mentre madre e sorella applaudono. “Noi siamo mistici, la musica ci allontana da questo mondo, dalle questioni politici, e fino a quando non potremo tornare a cantare e suonare per gli altri, resteremo nel nostro guscio. Con la nostra musica dentro”, dice Sorang che ha 26 anni, ma canta da quando ne aveva quattro. “Non ho mai conosciuto altro nella vita, solo la musica, i miei genitori mi hanno cresciuto così”, spiega il giovane Arjang dagli occhi tristi. Una fortuna o una sfortuna? “E’ una condanna a vita. Un amore doloroso che non mi lascia mai e del quale non posso fare a meno. E' un suono che mi sbatte nella testa. Ogni volta che scrivo una composizione credo sia l'ultima, credo di essermi liberato. Bisogna capire il motivo per cui si suona, alcuni lo fanno per soldi, per piacere, o per amore. Vanno tutti bene. Io suono per vivere. Perché l’aria che respiro per me è fatta di note”, dice Arjang commuovendosi che ogni giorno riempie spartiti che non sa quando potrà suonare davanti ad un pubblico vero. Un antico proverbio persiano dice che l’Iran è un paese formato da una moltitudine di piccoli specchi, ciascuno dei quali riflette la luce a suo modo. E come dicono i ragazzi iraniani che hanno studiato in Italia, l’Iran è rock e Ahmadinejad è lento. |
|
|